"COMPAGNIA GENITORI INSTABILI"

LA NOSTRA STORIA

dal giornale della "ASSOCIAZIONE PROLOCO DI CASALMAGGIORE" Dicembre 2013

 


 

Perché del nome “COMPAGNIA DEI GENITORI INSTABILI”. Il motivo è semplice: quando ci siamo conosciuti, circa 14 anni fa, avevamo tutti una cosa in comune, eravamo genitori di un bambino/a (solo Elena, a dispetto delle statistiche, ne aveva tre) che frequentava la scuola elementare di Vicomoscano, scuola che fin dagli anni 70 si era messa in luce come una scuola d'avanguardia; erano i periodi del tempo pieno, delle sperimentazioni, del “non si fa più come una volta”. Risultato: questa scuola o la odiavi o la amavi, o ti facevi incatenare al suo cancello per costringere la Direttrice a prenderti il figlio o ti alleavi con le beghine del paese sempre fedeli al parroco di turno che, nell'omelia della domenica, non disdegnava di inveire contro i metodi sovversivi e pericolosi da essa adottati. Per noi quella scuola ha rappresentato una esperienza costruttiva e formativa che dovrebbe essere di esempio anche per altre scuole. Quando ci incontrammo (eravamo il primo gruppetto di 3 o 4 pionieri) e ci venne l'idea di fare uno spettacolo per i bambini, trovammo immediatamente la piena approvazione da parte delle insegnanti nonché dell' allora Direttore, approvazione che non si limitò al solito “Che bravi! Bella idea!”, ma si tradusse nella massima disponibilità e collaborazione. La cosa più importante e senza la quale non saremmo mai riusciti a fare quello che abbiamo fatto, è che ci fu messa a disposizione la scuola come punto di ritrovo per la realizzazione dei nostri spettacoli.

Per cinque anni potemmo accedervi negli orari e nei giorni in cui trovavamo un po' di tempo libero, alla sera, di sabato e di domenica. In pratica ci venivano consegnate le chiavi e in quelle ore la scuola era nostra. Beh, non potete immaginare quante cose si possono scoprire in una scuola quando i bambini e i maestri non ci sono, un vero mondo di colori, odori di pastelli e tempere, meticoloso ordine e incredibile disordine, banchi in file perfette come soldatini e tavoli alla rinfusa con impronte di mani impiastricciate, disegni giganteschi e bellissimi e timidi tentativi mal riusciti di scrittura…
Stare Là dentro ci ha aiutato, ispirato, ci ha fatto tornare un po' bambini, in poche parole ci ha catapultati nella famosa “sindrome di Peter Pan”, il cui sintomo predominante è la passione sfrenata per il volo (che negli anni abbiamo esercitato con tutti i mezzi immaginabili: gru, ponteggi, imbracature ecc) e la convinzione che tutto sia possibile, anche le imprese che a qualsiasi persona di buon senso (pro-totipo dell'adulto normale) sembrano assurde. E allora GRAZIE scuola di Vicomoscano! Grazie per averci messo a disposizione uno spazio vero, “un'isola che non c'è” dove, come per magia, le nostre vite “SEMPRE DI CORSA” finalmente….. si fermavano.

Ricordiamo quelle serate come una bolla, dove tutto era lento e tranquillo, dove abbiamo scoperto che è bello ridere, perdere tempo e concedersi una boccata di ossigeno così utile alle nostre teste di adulti troppo ingombre di pensieri seri, impegni, responsabilità e preoccupazioni. E dunque, sarà stata questa “bolla scolastica”, sarà stato l'ossigeno respirato, sarà stata una predisposizione genetica alla sindrome suddetta che abbiamo seguito la seconda stella a destra e in quegli anni, in quella scuola, sono nati i Genitori Instabili.
Lì sono nati i nostri primi spettacoli, i più ingenui, i più rudimentali, ma sicuramente quelli che, al solo pensarci, ci fanno venire ancora i lucciconi agli occhi.

I GENITORI INSTABILI ED I FIGLI
Certo non si può parlare di noi senza parlare dei nostri figli, anche perché senza figli non saremmo mai stati genitori, tantomeno genitori instabili. Anche se la nostra coscienza critica stile Grillo Parlante sostiene che l'essere genitori ci è servito da copertura per camuffare la nostra vera natura di eterni bambini narcisisti, non si può negare che loro, i figli, sono stati la molla che ha fatto scattare tutto, narcisismo compreso. Dopo il nostro primo spettacolo “La Pimpa e le quattro stagioni” furono i nostri figli, insieme a tutti i loro compagni, a dimostrarci che avevamo colto nel segno poiché si divertirono un sacco! E fu così che quelli che avevano giurato che non sarebbero mai saliti su un palco stanno ancora ,dopo 14 anni, calcando le scene, che chi soffriva di vertigini si è fatto issare da una gru a dieci metri di altezza, che chi andava nel panico davanti ad un testo più lungo di tre parole è riuscito ad affrontare interi monologhi, che chi era convinto di non potersi schiodare dagli impegni familiari per affrontare settimane di dure prove oggi alle prove non manca mai. In quegli anni riuscivamo a “sfornare” uno spettacolo all'anno:
La Pimpa,, L'incredibile storia di Lavinia,, Galline in fuga,, Aida degli alberi, Joan Padan alla scoperta dell'America e La profezia delle ranocchie
I figli sono stati i nostri fedeli compagni in questa avventura. Durante gli anni delle elementari, venivano spesso con noi, a volte ci aiutavano e collaboravano nell'allestimento delle scenografie. Ma dove si divertivano di più era alle prove dei fatidici balletti. In quegli anni Alessandro (cantante-ballerino-coreografo-presentatore-mattatore-fidanzato con una ballerina bellissima e bravissima e neo papà) nutriva ancora l'insana ed ingenua convinzione di insegnarci l'arte della danza. La sua determinazione nel portare a termine questa impresa si trasformò ben presto in una missione umanitaria, soprattutto quando si rese conto che con noi non doveva partire dalle basi classiche del “plié' e tendu” ma dal riconoscimento della destra e della sinistra. Ma Alessandro è persona caparbia e sognatrice pertanto proseguì nel suo intento costringendoci a prove estenuanti. Così, mentre le nostre ginocchia scricchiolavano e si preparavano alle visite ortopediche e tutti in coro contavamo i fatidici “otto” per tentare di andare a tempo, i nostri figli se la spassavano alla grande. A loro bastava guardare una volta Alessandro ed il balletto l'avevano già imparato a memoria, così, mentre noi ci perdevamo con la destra e la sinistra, loro ballavano alla perfezione di fronte a noi, insomma ci facevano da specchio, un perfetto specchio magico!

I FIGLI CRESCONO, LE COSE CAMBIANO MA I GENITORI INSTABILI NON MOLLANO
Arrivati alla fine delle elementari, segnata dallo spettacolo “Joan Padan alla scoperta dell'America” (che, quasi come premio fedeltà, ci fu concesso per la prima volta di rappresentare nel nostro meraviglioso teatro comunale), tutti i Genitori Instabili erano turbati da un terribile dilemma e da quella domanda che, pur serpeggiando nel gruppo da un po' di tempo, nessuno osava pronunciare: “ma adesso, è tutto finito?”. Certo, perché anche i più sognatori e temerari erano ben consapevoli della dura realtà: i figli stavano crescendo, quei piccoli cuccioli che spesso bastava un'alzata di voce per tenere a bada ora si stavano trasformando, grazie a terribili e precoci sbalzi ormonali, in strani esseri ancora non ben identificabili, e, quando meno te l'aspetti, ti svegli un bel giorno e scopri che quei mostriciattoli sono diventati dei ragazzi in carne ed ossa, tanto belli quanto terribilmente ostili verso tutto quello che mamma e papà dicono-pensano-fanno….
E infine quella scuola che per noi aveva rappresentato un punto di riferimento, una sicurezza, la nostra “bolla”, non c'era più. In compenso ce ne sarebbe stata un'altra, la Scuola Media Statale Diotti, un enorme contenitore di ragazzi, genitori, bidelli, professori e preside. Sarebbe stato ancora possibile proporre una collaborazione tra I Genitori Instabili e la scuola? La sfida di riuscire, nonostante gli ormoni adolescenziali, a farci ascoltare attraverso le nostre storie ci stimolava molto e decidemmo di non mollare e di tentare la conquista della nuova scuola. Ci vollero tattiche di avvicinamento, colloqui di presentazione con la bandiera bianca del tipo “veniamo in pace”, però alla fine riuscimmo nel nostro intento e, accompagnati da un se pur tiepido entusiasmo della Preside, mettemmo in scena lo spettacolo “La profezia delle ranocchie”. Naturalmente questa tappa della nostra storia rappresentò anche l'apertura ad altri genitori, cosa che ha sempre rappresentato una regola ferrea del nostro guru Valter:

“un gruppo chiuso è destinato a morire, un gruppo aperto sarà anche più instabile ma vive!”

Da allora infatti la compagnia si arricchì di personaggi che ancora oggi rappresentano delle colonne portanti, qualcun altro fece un rapido passaggio e poi si dileguò. E come andò quello spettacolo, come fu il tanto temuto impatto con i ragazzi? Dire che fu un vero fiasco sarebbe esagerato ma dire che fu un successo sarebbe altrettanto presuntuoso e falso. La storia, tratta dal bellissimo racconto di Jacques- Remy Girerd, parlava di persone ed animali domestici e selvaggi che, in seguito ad un terribile diluvio, si trovano a convivere in un granaio galleggiante su un'enorme zattera; la scenografia era molto bella (forse il capolavoro del nostro Stocchi), un granaio che, come per magia, dondolava sul palco in preda alle onde, e noi che, attraverso gli animali, parlavamo di tolleranza, convivenza, libertà ecc. A metà spettacolo un brusio di sottofondo che ben presto si trasformò in schiamazzo, ci accese una vera e propria lampada di emergenza: Attenzione! Attenzione! Obiettivo mancato! Eh sì, la verità era che lì seduti non c'erano più i bambini di un tempo, vivaci ma ancora vogliosi di ascoltare, facili da stupire, da incantare, ora c'erano dei mostriciattoli inquieti e rumorosi il cui principale scopo era trasgredire quello che gli insegnanti proponevano, quindi: i professori ti portano a teatro e tu a teatro fai casino, stop! Comunque da quella esperienza noi prendemmo una bella lezione e decidemmo, in perfetto stile genitori stabiliamo, di giocare in contropiede e stupire i ragazzi con qualcosa che sicuramente non si sarebbero mai aspettati: parlare del sesso. L'anno successivo mettemmo in scena


“Tutto quello che avresti voluto sapere sul sesso…perché non vieni a chiederlo ai tuoi genitoridove,in una perfetta scuola underground, un corpo docenti alquanto bizzarro impartiva lezioni di educazione sessuale, il tutto condito con stile e musiche del mitico Rocky Horror Picture Show. Centro! I ragazzi furono attenti, concentrati, divertiti: un vero successone. Lo stesso non si può dire degli insegnanti, tanto meno della Preside che, al termine dello spettacolo, non si degnò nemmeno di un misero applauso di rito e si dileguò. Risultato: fu l'ultimo spettacolo che riuscimmo ad organizzare in collaborazione e con il patrocinio della scuola e fu un'altra bella lezione per noi. Capimmo che la capacità di autoironia e autocritica non fa parte del patrimonio genetico di parecchi professori e che questo rappresentava una prerogativa di incompatibilità assoluta tra le nostre idee e le loro.
Ed è così che grazie all' argomento sesso capimmo che valeva la pena continuare con la nostra avventura ma che da quel momento saremmo stati Genitori Instabili e basta, niente scuole, niente patrocini, niente sedi ufficiali dove ritrovarci, insomma dovevamo iniziare a crescere anche noi, come i nostri figli.


Decidemmo quindi di proseguire e cominciammo ad improntare il nuovo spettacolo “Non è un paese per vivere”.
Ormai era finito da tempo il periodo gioioso e senza complicazioni della scuola elementare ed era iniziato purtroppo un periodo più buio e faticoso, ben rappresentato dalla seguente domanda: - ma le prove, DOVE LE FACCIAMO? Certo è che questo problema è stato un'ulteriore prova della nostra capacità di adattamento e della nostra caparbietà. Dal 2005 ci siamo ritrovati nei posti più disparati: la stalla di Valter (quando fa freddo), il cortile di Valter (quando fa caldo), una vecchia scuola abbandonata, un capannone, la cucina di Rosy e Edo, un altro capannone, la cucina di Elena e Giuseppe, la biblioteca comunale, un vecchio teatro parrocchiale in via di ristrutturazione…e qui….. successe un fatto.
Una sera, pronti ad iniziare le prove di “Non è un paese per vivere” sentiamo bussare alla porta, e vediamo entrare il parroco che timidamente ci chiede se può disturbarci un attimo. Con lui c'è il Vescovo di Cremona, che venuto in visita alla parrocchia, aveva saputo che nel vecchio teatro c'era una compagnia che stava provando e aveva espresso il desiderio di conoscerci. Avete presente la scena del film “Don Camillo”, quella in cui il Vescovo benedice la Casa del Popolo di Peppone? Stessa scena! Mentre il Vescovo ci parlava con quel fare pacato e angelico come solo i Vescovi sanno fare, complimentandosi con noi per la bella iniziativa e per il valore di quello che stavamo facendo, noi eravamo lì tutti muti e inebetiti come degli stoccafissi, primo fra tutti Valter (il nostro Peppone!) a cui, da allora, è rimasto stampato in faccia un sorrisino strano che fa ancora fatica a cancellare. Da quella sera, le interpretazioni sul significato profondo di questa apparizione sono state le più disparate, ma io sono convinta che l'unica attendibile sia solo questa: anche Dio è un nostro fan.
Dopo “Tutto quello che vorresti sapere sul sesso….”, “Romance and Cannabis” e “Non è un paese per vivere” è la volta di “Cattivi Pensieri” lo spettacolo andato in scena nel 2010 a Casalmaggiore e nel 2011 a Guastalla. A partire da queste opere i soggetti egli argomenti non sono solo quelli che si legano agli interessi dei ragazzi quali la droga, le dipendenze, le stragi del sabato sera ma compaiono in scena anche temi come le ipocrisie, i falsi perbenismi e tutte le storture di questa nostra società decadente e corrotta. Ci scopriamo così capaci di sorprendereanche il pubblico adulto grazie a temi ed argomenti forti, a volte rappresentati con scene crude, ma conditi e dosati con quel pizzico di ironia e di vena umoristica che tanto ci caratterizza. Questo matrimonio ben riuscito tra serio e semiserio, tra tragedia, commedia e musical diverte, cattura, sorprende e fa riflettere.
“Romance and cannabis”segna una tappa per noi importante, il regista Paolo Bianchini vuole assistere ad una replica dello spettacolo. Da allora siamo sempre rimasti in contatto con lui ed abbiamo avuto anche importanti collaborazioni, come la bella avventura dello sceneggiatoRAI FICTION Mal'aria e la partecipazione “straordinaria” di Edo e di Valter al suo ultimo film “Il sole Dentro”.
Nel 2005 ci viene pure la voglia di catapultarci nell'avventura del cortometraggio, e… udite udite "Dream Village", vince il primo premio al festival del cortometraggio Filoteo Alberini di Orte nel 2007. Non è certo l'unico corto questo, ne sforniamo ben 6 tra cui "L'Anguria", "Fatima , l’asino e i due polli", "La principessa, il Drago e il contadino", "Dream Village", "Vento galeotto" e "Kumar". 
Nel 2009 partecipiamo alla realizzazione di un documentario, trasmesso su Rai Educational, che tratta del nostro spettacolo “Non è un paese per vivere” e di un progetto sulle morti del sabato sera che vede coinvolti i ragazzi dell’ Istituto Comprensorio Polo Romani di Casalmaggiore.
Ora, dopo due anni abbondanti di silenzio, stiamo lavorando al nuovo corto "PorNoStrano", per il quale ancora non ci siamo dati un tempo definito, ma soprattutto all'ultimo spettacolo teatrale Sotto la neve… pane che avrete il piacere di vedere rappresentato nella primavera del 2014 . Nessuna anticipazione particolare in merito se non che il nostro guru Valter considera
Sotto la neve … pane nientepopòdimenoche…..
L'OPERA MATURA! Insomma la voglia di metterci in gioco non ci ha abbandonato, la sindrome di Peter Pan è diventata cronica e, alla faccia dell'età e degli acciacchi,
SIAMO SEMPRE ….. UN CANTIERE APERTO.

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